sabato, aprile 21, 2012, 10:05 ( 13 visite )
Manca l'ultima settimana alla fine delle riprese del nuovo film di Alessandro Genovesi, girato tutto nel castello della regina Margherita a più di 1000 metri, finalmente un posto dove non fa un caldo pazzesco.
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giovedì, marzo 8, 2012, 15:54 ( 29 visite )
Domani alle 17,50 sul "La 7" sarò dalla mia amica Benedetta, ho fatto un risottino niente male.
mercoledì, marzo 7, 2012, 13:38 ( 22 visite )
Ti stimo anche Io, ci vediamo al cinema da domani venerdì 8 marzo.
venerdì, febbraio 24, 2012, 18:54 ( 24 visite )
I miei suoceri, Angela e bruno Begnotti hanno la casa all'Isola del Giglio da quasi 50 anni. Da qualche giorno è andato in pesione il traghetto Aegiglium e ha scritto un pezzo per ricordarlo.
AEGILIUM RICORDANDO
L’Aegilium va in pensione: 33 anni su e giù tra Porto S.Stefano e Giglio.
Vado indietro con la memoria (un po’ossidata) con inevitabili errori ed
omissioni. Quando è arrivato, il nuovo traghetto Aegilium pareva enorme,
moderno, addirittura eliche in tutte le direzioni, passeggeri e auto a volontà:
girava nel porto senza aiuti, e così mandò a riposo la boa in mezzo al porto,
quel vecchio cassone metallico e rotondo su cui i traghetti facevano perno,
appesi di prua, per girare la poppa verso l’attracco al pontile: all’aggancio
pensava il duo Umbertino-Peppe (Rèfola e Camomilla Kid) sulla barchetta
a remi che a vederla pareva un davide di fronte a Golia-Toremar.
Una bella nave, insomma, da navigarci tranquilli.
Avevamo comiciato, Angela ed io, anni prima, con un altro Aegilium, basso,
slanciato ed elegante come deve essere una vedetta (della marina olandese),
Partiva da Porto S.Stefano dove c’era l’Ufficio Marittimo e il bar Giulia;
attraccava di poppa al molo rosso, dove molti ragazzini (è vero Franco?)
chiedevano di portare i bagagli (a pagamento): oggi sono distinti signori
pensionati o pensionandi.
Erano i tempi, del Giglio “di allora”.
La zattera di Meino portava un’auto o due, da sbarcare sul pontile (quello
vecchio, sui pali di legno e vuoto sotto, come si conviene) col paranco;
Emanuele portava la nafta alla centrale del Campese;
L’acqua potabile (talvolta un po’ salata) veniva con la cisterna che poi andava
al Capelrosso a rifornire il faro di Luigi. Col mare grosso si andava coi secchi
alla cannella;
All’esterno del molo rosso, si buttavano i rifiuti e c’erano pesci a volonta,
Intanto Enzo Cicchese infilava cernie attirate dal polpo cotto;
Ausonio, lo scalzo, trainava a remi, con la lenza all’orecchio, e la cagnetta
nera sulla prua, a scrutare il mare;
Baglioni curava i motori malati;
C’era la frasca per l’Ansonaco, di Vincenzo e il latte locale a domicilio;
Cecilia si gettava nel mare del Lazzaretto, nel film “La colpa di una madre”
dove recitava anche un mio zio (acquisito) Erno Crisa;
Marcello faceva quadri di velieri e piroscafi: dipinti belli e…..lavabili!
Valgo addomesticava il granito;
Assunto stendeva i filaccioni a dentici, tra la Croce e la Calbugina;
Campodonico dava luce ai fari dal deposito del gazometro.
Nella caletta del Saraceno Rino installava il Farymann 6 cavalli nella
barchetta di legno che avevo comprato (100.000 lire) da Foa ;
Libera ci faceva il bucato, Rio era ancora per mare;
Pipetta raccontava la storia dello squalo steso da un suo cazzotto;
Intanto i traghetti si succedevano l’uno all’altro, piccoli e grandi, lenti
e veloci, di qua i pubblici, di là i privati.
Ecco allora gli aliscafi Freccia del Giglio che volano sulle onde tra mal
di mare e claustrofobia
Di qua il Rio Marina - venuto dalla Scandinavia - con tanto di portellone a
poppa; fra i marinai, il simpatico Aldo di Lampedusa; forse c’era anche il
Paoletti, dalla cistifellea difettosa;
Di là il Giglio Espresso I° e poi il Città di Meta (detto dai locali Città di Merda).
che, adatto al placido Tamigi, piatto sotto, sul mare nostro ci stava male: divenne
il Giglio Espresso II°
Sempre di là, il Gabbiano I° e il II°, già navi militari;e poi il Dianium,
sottoposto a ripetuti interventi di taglia e incolla per lungo e per largo, da
Beppe Rum e Argentino: Beppe il tuttofare, da ormeggiatore a ingegnere
navale e Argentino il corsaro di mille regate. Si infilava nel vento teso di
maestrale come un siluro.
Nilo col barcone di ferro tentava di allevare aragoste somale;
Principino di notte, sulla barchetta a luci spente, era un pericolo per i
totani e per le altre barche;
Nella calma del porto, ormeggiata al molo verde, la Rosetta (degli Agusta)
ogni sera offriva il cinema ai ragazzi.
Intanto, in terraferma:
La Ditta Pellegrini e Rum mi rifa il controssoffitto di una stanza;
Ecco il Bar Monti: alla sera tutti lì a vedere la TV; c’è anche il bigliardo
dove facevo lunghe partite a boccette con Lucio e Toni; c’è il telefono
(pubblico) sempre sequestrato da Luciano Ancillotto, per trattare in Borsa;
Da dietro il bar Pierina esce il profumo del pesce cucinato da Emanuele,
con l’amico Ginetto sempre vicino;
Nell’Emporio di Livia le merci sono accatastate in perfetto disordine
Preziosa riempie di sé il balconcino del primo piano;
Lo chansonnier Ruggero alterna spaghetti alla baronessa e mandolino;
Le Tabaccose fanno una macchia nera nella piazzetta degli spaventi;
davanti c’è la casa di Inzara e Francesco;
Titta si divide fra pianola, pennelli, dentiere e sciacquoni:
Giorgio Rum è sindaco;
E ancora, Briscola, Cardellino, Milano, Simone e il pesce fresco, Ottavio
e la corriera, Renato il cavaliere sempre elegante, quanta gente bella nel
Giglio di allora.
E don Andrea morto proprio sul traghetto, e don Albano; e il maresciallone
Fanelli terrore dei birbanti, e il il dottor Castagnaro, partito per un convegno
galante (cravatta e mazzo di fiori) e non più tornato.
Victor dopo i fasti di Londra, alle Cannelle allestisce pranzi da favola;
E infine quelli venuti da fuori, tanti
Lollò Gaetani Lovatelli d’Aragona,i fratelli Santamaria, Ernesto ed
Enrico, Carlo Saratti, i baffoni bianchi di uno dei Brunori, Antonino e
Novella Zecchi, l’avvocato Lodovici, Marò cioè Rodolfo Betti; e così
via; tutti qualcosa al Giglio hanno dato, e tutti altretanto hanno preso un
elenco che andrebbe fatto, a futura memoria, come si dice.
Arriva infine la grande svolta con l’Isola del Giglio, nave alta lunga larga che
entra nel porto e fa sembrare piccole le case e apre la sua enorme bocca quasi
a voler addentare una fetta di isola e scarica ogni volta, dal ventre scuro,
processioni di auto e intere popolazioni;
Segue la Giuseppe Rum (Beppe, per noi) simile per dimensioni e capienza.
Domani in luogo del neo pensionato, verrà un altro traghetto, forse ancora più
lungo, largo, alto, accessoriato, famelico.
E’ il progresso, la globalizzazione, il trionfo della massa, è giusto così.
Però rimpiango l’l’Aegilium che se ne va, ci ha dato molto, ed era moderno
quanto basta.
Questo è ciò che mi resta nella memoria (ripeto, un po’ ossidata); sta a voi, che ne
sapete di più, continuare nell’omaggio ai 33 anni della nave che se ne va, come
ha fatto Massimo Bancalà con la lista dei tanti che sull’Aegiluim hanno lavorato.
B.B.
Roma, 21.2.2012
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